sabato 7 marzo 2009

Abba's jukebox

I produttori di Ugly Betty sono restii ad ammetterlo, ma è chiaro che per il personaggio di Justin si sono ispirati a una storia vera: la mia.

Già a quattordici anni trascinavo mia sorella in giro per Londra con tre obiettivi soltanto: una salopette verde, delle All Stars color crema e qualsiasi cosa avesse a che fare col dorato mondo dei musical.

A certe cose ci si rassegna fin da piccoli. Dall'alto dei suoi undici anni, mia sorella aveva ormai capito che, in un modo o nell'altro, ero destinato a fare un brutta fine, probabilmente per mano di qualche bullo. Quindi, dovendo scegliere quale passione stroncare sul nascere, ha preferito salvarmi dalle divise marziane e dalle scarpe di tela. I bulli le avrebbero notate troppo facilmente. Per il resto, poteva solo sperare che non cominciassi a parlare di Gene Kelly e Cyd Charisse con le persone sbagliate.

Ricordo ancora la nostra prima volta nel West End: Metropolis al Piccadilly Theatre, estate del 1989. Uno spettacolo incredibile, decine di attori, cantanti e ballerini. Orchestra dal vivo, fuoco, effetti speciali. Una società divisa in schiavi e padroni. Un giovane ricco, una bella operaia, un finale tragico ma romantico. Come si può resistere a una trama così? E, soprattutto, come si può resistere a un mondo in cui le persone non hanno paura di esprimere i propri sentimenti? Un mondo dove la gente si ferma, smette di parlare, accenna due passi di danza e comincia a cantare? Un mondo di gatti ruffiani, campanari deformi, adolescenti laccati e scienziati transilvani?

Lo confesso: quando si parla di musical non so essere obiettivo. Sono geneticamente programmato per amare il genere e le sue storie melense. Mi basta poco: un po' di musica, una bella coreografia e una scenografia degna di questo nome. In pratica, non c'è spettacolo che non abbia amato. Le poche eccezioni si contano sulle dita di una mano: The Phantom of the Opera (una noia mortale), il Romeo e Giulietta di Cocciante e -da oggi- Mamma Mia!

Proprio non riesco a capire il successo di questa "cosa". 32 milioni di spettatori nel mondo: un clamoroso caso di allucinazione collettiva. 24 canzoni messe lì alla rinfusa e una trama inesistente. A teatro rende anche peggio che al cinema: lì almeno c'era Meryl Streep a giustificare il prezzo del biglietto. Qui si salvano solo i ragazzi con le mute in neoprene quando comincia Lay all your love on me. Il resto è uno strazio, a partire dal pubblico in sala che canta come al karaoke.

Se volete vedere un signor musical, compratevi l'ultima versione di Jesus Christ Superstar. Non c'è paragone.


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Distanza:
25,410 km
Tempo:
2 02' 00''
Velocità media:
12,50 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:
1.529,375
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2.523,142

giovedì 5 marzo 2009

Ricordami che devo morire

Ho deciso di morire. Mi restano solo quattordici ore di vita.

Succederà a mezzanotte, come nelle fiabe. Un colpo soltanto, un colpo alla testa. Il cranio esploderà in mille pezzi. Il cervello schizzerà fuori. Sulla poltrona si disegnerà un fiore screziato, un fiore di sangue e materia grigia. Poi verrà il buio. E col buio il silenzio. Forse sentirò un po' di freddo. Sarà una cosa bella, una cosa importante, una cosa di cui si parlerà per tanto, tantissimo tempo. Penso che tutti dovrebbero morire almeno una volta. Almeno finché sono vivi.

Succederà in teatro, ma non sul palco che là è normale. Io morirò in platea, in mezzo a un sacco di sconosciuti. Forse morirà anche la donna seduta al mio fianco, o il signore alle mie spalle. Moriremo insieme, e questo ci unirà per sempre. Verremo uccisi dai terroristi. Saremo vittime. Ma prima saremo ostaggi. E prima ancora saremo semplici spettatori, come quelli del Teatro Dubrovka nel 2002. Saremo parte di Bordis Godunov, il nuovo spettacolo de La Fura dels Baus.

Dicono che affrontare le nostre paure è l'unico modo per superarle. Per molti anni ho avuto un incubo ricorrente. Un gruppo di naziskin mi picchiava senza pietà. Calci, pugni, spranghe. Alla fine morivo. Morivo affogando nel mio stesso sangue. Adesso non sogno più nulla di simile. Forse non ho più paura della morte, o della violenza fisica. Forse mi sono capitate un paio di cose peggiori. Adesso la mia paura più grande è un'altra. Ho paura di non riuscire a fidarmi degli altri. Ed è strano, perché in apparenza sono rimasto lo stesso, quello che parla con gli sconosciuti per strada, quello che in metropolitana preferisce sedersi accanto agli stranieri, quello che andando a teatro o prendendo un aereo non penserebbe mai di finire ammazzato.

E voi? Di cosa avete paura?

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Distanza:
22,868 km
Tempo:
1 35' 00''
Velocità media:
14,44 km/h

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1.539,520
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2.507,928

martedì 3 marzo 2009

Il gioco delle tre scarpe





Ladies and gentlemen, mesdames et messieurs, maratoneti e tartarughe, ecco a voi le mie nuove Nike Air Pegasus+ 25 ESC (no, non è uno scioglilingua). Notate la suola in misto linoleum, gli inserti pistacchio, le cuciture verde acido intorno allo swoosh e l'elegante tomaia color muffa di gorgonzola. Hanno pure l'Air Sole dalla punta al tallone, il cuscinetto di ammortizzazione, la piastra Stoneshield e la Waffle ricoperta di alette, tacchetti e scanalature varie. Cose molto utili e interessanti, soprattutto se parlate il nikese e vi commuovete ogni volta che si cita Bill Bowerman. A tutti gli altri segnalo l’alloggio Nike+: originariamente studiato per collegare le scarpe all'Ipod, risulta molto utile se volete contrabbandare antrace o diamanti (io ci tengo due monete da un euro, per le emergenze, non si può mai sapere).

Da oggi sono le mie compagne ufficiali di tapis roulant. Le Air Trail Pegasus+ III passano sulla strada. Le Trail grigie vanno in pensione dopo 1.150 chilometri di onorato servizio. Il piede sinistro ha già cominciato a farmi male. Zoppicherò fino alla fine del mese.


Distanza:
22,777 km
Tempo:
1 35' 00''
Velocità media:
14,39 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:
1.516,652
km corsi negli ultimi 12 mesi:
2.495,219

domenica 1 marzo 2009

Sei minuti (netti)

Ho scoperto un nuovo esercizio per rassodare i glutei: scalare grattacieli. Funziona meglio se il giorno prima non vi siete ammazzati di fatica correndo. L'anno prossimo mi iscrivo alla fidal così posso partecipare anche alla gara agonistica.

sabato 28 febbraio 2009

Momento "pro loco"

Dici navigli e la gente pensa subito alla Darsena, al Naviglio Grande e a quello Pavese, ai pittori, ai locali che si somigliano tutti, ai turisti che scattano foto e ai ragazzi che fanno tardi la sera. Per me invece, il naviglio è quell'altro, quello a nord, il fratello minore.
La Martesana è una striscia d'acqua lunga quaranta chilometri, dalle rive dell'Adda fino in città. Una volta alimentava la fossa interna. Oggi scompare alla Cassina de' Pomm e continua il suo viaggio sotto Melchiorre Gioia, la cerchia dei Bastioni, Corso Lodi e poi giù, fino alla Via Emilia.
Cinque secoli e mezzo di storia. Voluta da Francesco Sforza. Costruita in poco più di vent'anni. Portava l'acqua nei campi e le merci in città. La Martesana è una macchina del tempo. Ti riporta in una Milano che non esiste più, la Milano affacciata sull'acqua, con le case basse, i ponti di pietra, gli argini in ceppo lombardo e le ringhiere di ferro battuto. Comincia con una Milano di fine ottocento, sospesa tra artigianato e rivoluzione industriale. Poi arrivano i campi, le cascine, le stalle, e Milano si riscopre agricola e contadina.
Il sole sorge poco dopo le sette. Lo vedo alzarsi in mezzo alla nebbia. Lento, rosso, magnifico. Ho le lacrime agli occhi e non capisco se sia per lo stupore, il freddo, la fatica o perché mi è appena tornata in mente una cosa. C'è ancora la brina nei campi e l'odore del letame si mischia a quello dell'acqua stagnante. In fondo a via Idro c'è il sifone che impedisce al Lambro di incrociare il canale. Un vecchio pescatore ha disposto le sue canne proprio qui, subito dopo il ponte in lamiera. Guarda il fiume e aspetta.

L'alzaia corre parallela al naviglio. Veniva usata per trainare i barconi con buoi e cavalli. Adesso si percorre a piedi o in bicicletta. Niente macchine. Ogni tanto si incontra un ciclista, uno di quelli mascherati come Pantani, oppure un pendolare in giacca e cravatta con la ventiquattrore attaccata alla ruota di dietro. Ogni tanto c'è qualcuno che corre. Ogni tanto un'oca ti taglia la strada borbottando quà quà. I germani reali planano lenti sull'acqua con le loro zampe arancioni e il collo di quell'incredibile verde cangiante. Di solito ci sono pure gli aironi, ma forse non è la stagione giusta oppure stanno ancora dormendo.

La strada attraversa i paesi e le campagne, passa in mezzo a vecchi parchi e nuovi giardini, sfiora case, chiese e mulini. In primavera ci voglio tornare con la bici, arrivare fino a Cassano d'Adda, sdraiarmi in un prato e fare un picnic. Siete tutti invitati. Questa mattina faccio solo fino a Gorgonzola e ritorno. Per domani ho già un mezzo progetto...


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Distanza:
35,120 km
Tempo:
2 54' 00''
Velocità media:
12,11 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:
1.522,373
km corsi negli ultimi 12 mesi:
2.492,756

giovedì 26 febbraio 2009

Fast food love

Ieri mattina.

Io: Ciao, come stai?
Laltro: Bene. Sai, mi sono fidanzato.
Io: Noooo, davvero? Racconta. Lui com'è?
Laltro: Bello. Mi fa ridere tanto. Forse sono pure un po' innamorato.
Io: Come? Solo un po'?
Laltro: È complicato.
Io: In che senso?
Laltro: Lui è sposato e ha due figli.
Io: Ma si sta separando, vero?
Laltro: No, loro vivono in un'altra città. Lui ha uno showroom. Lavora a Milano dal lunedì al venerdì.
Io: E a te va bene? Voglio dire... loro stanno insieme... tu sei l'altro... insomma, sei il terzo, lo sarai per sempre.
Laltro: No, io sono il primo: il primo uomo.
Io: E lei è la prima donna?
Laltro: Esatto.
Io: E non ti preoccupi della sua famiglia? Li farai soffrire.
Laltro: Io non c'entro. Lui fa le sue scelte. Stiamo bene insieme. Ha detto che se voglio mi porta a Parigi, paga tutto lui.
Io: Scusa, ma per te va bene così? Lui torna a casa e fa finta che non esisti. Non ti senti male quando pensi che lui sta con lei?
Laltro: Anche io vado con gli altri.
Io: In che senso?
Laltro: Altri. Ci vado a letto. Quando lui è a casa non posso mica stare da solo e aspettarlo.
Io: E quanti sono?
Laltro: Due... tre... chi capita...
Io: E da quanto tempo state insieme tu e lui?
Laltro: Un mese. Mi ha anche regalato un servizio di piatti. Bellissimo. Di Murano.
Io: Un servizio di piatti?
Laltro: Costerà un sacco.
Io: E ti basta? Stai con uno, vai con gli altri, ti accontenti di qualche regalo costoso e va bene così? Non hai mai sognato di innamorati, di avere una storia vera? Una cosa tutta tua, da non dover fare a metà con nessuno...
Laltro: Sì, certo, quando avevo quindici anni. Adesso non credo più alle favole. Sono un finocchio, per noi le favole non valgono. Questo è il meglio che posso avere.

Caro Laltro, mi conosci abbastanza da sapere che non giudico mai le storie degli altri. Vale la regola per cui siamo liberi di fare tutto ciò che ci pare, almeno finché non violiamo la legge o non facciamo del male a nessuno. Hai ragione quando dici che lui fa le sue scelte e che tu non c'entri con ciò che succede nella sua famiglia. Magari non condivido la tua logica, ma non riesco neppure a smontarla. Se però dovessi passare da queste parti, ci sono due righe che vorrei farti leggere. Non so chi le abbia scritte e non mi ricordo dove le ho scovate, ma le condivido abbastanza.
Solo quando avrai leccato l'ultimo culo,
quando avrai succhiato l'ultimo cazzo,
quando avrai riempito l'ultimo buco,
ti accorgerai che l'amore non si ottiene scopando.
Scusa il francese. Hai ventinove anni. Puoi avere di meglio.

Distanza:
22,760 km
Tempo:
1 35' 00''
Velocità media:
14,37 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:
1.500,145
km corsi negli ultimi 12 mesi:
2.467,789



© itboy_76