martedì 17 novembre 2009

Ciocoblog

Dalle 19 in poi questo blog si trasferisce da Chocolat in via Boccaccio al 9. Si berrà cioccolata, si mangeranno dolci ipercalorici e ci faremo gli uni i fatti degli altri. Ovviamente offre il titolare.

domenica 15 novembre 2009

Milano-Pavia 2009

In estrema sintesi: ho fatto un po' schifo. Domani elaboro meglio il concetto perchè ora (sono le 5) devo farmi la doccia e correre da Super (sorella batte blog: non c'è storia). Tranquilli, non credo abbia intenzione di segregarmi in una cella umida e buia.
Vista in televisione la maratona è roba da marziani, gente capace di viaggiare a più di venti chilometri all'ora su una distanza che pare infinita. Gente come la Radcliffe, Gebrselassie, Baldini o la Mikitenko per cui arrivare al trentesimo è solo riscaldamento e la vera gara comincia da lì. Gente che scatta in avanti, esce dal gruppo, fa il vuoto alle sue spalle. Provate a seguirmi, se ne siete capaci, io proseguo così fino al traguardo. E tu vedi il gruppo che diventa un manipolo, il manipolo che si trasforma in una fila indiana, la fila che si allunga di qualche metro ogni volta e perde pezzi per strada... E mi spiace per chi resta indietro, ma io oggi sto bene e ho voglia di vincere. La maratona della tivù è quella dei campioni, delle Olimpiadi, dei Mondiali, di New York, Londra e Berlino. È la maratona chi sta davanti, di chi si lascia dietro avversari e compagni, di chi vuole vincere e non solo arrivare. Tutto il contrario della mia Milano-Pavia, e non importa se ho fatto un po' schifo perché mi sono divertito lo stesso. Ore 8:30 partenza dal Parco delle Cave: umido, freddo, cielo grigio e la città che ancora dorme mentre noi siamo svegli da un pezzo. Terra battuta, fango, sterrato poi finalmente l'asfalto. A Lorenteggio raggiungo quelli della San Marco. Siamo una dozzina, gruppo compatto, con Gaetano in testa a fare l'andatura ed Enrico a controllare i tempi. Un'altra escursione nel fango e poi il Naviglio Grande, la Darsena, e il Naviglio Pavese. Tutti insieme e tutti con lo stesso ritmo. Si riesce persino a parlare, a scherzare, a fare battute sui cambi di sponda e a sorridere per le mogli che scattano foto sul ciglio della strada. Chi sta davanti segnala gli ostacoli. Quelli di dietro avvertono quando bisogna mettersi di lato perché stanno arrivando i primi concorrenti della mezza maratona o della gara storica. Si parla di altre gare, di allenamenti a orari improbabili e di chi si è visto passare. Poi si comincia a risparmiare le forze e le chiacchiere lasciano il posto al rumore delle scarpe sulla strada bagnata. Il rilevamento di metà corsa è un punto indistinto tra una città e l'altra, col canale da un lato e gli alberi a delimitare un campo di terra marrone.

1:38:43 – Milano City Marathon 2008
1:33:45 – Stramilano Agonistica 2009
1:33:44 – MilanoPavia 2009 (42km)
1:33:01 – Mezza di Monza 2009

È da quando siamo partiti che inseguiamo la sagoma nera di chi ci precede. Lui solo e noi in gruppo. Ci separano sempre meno di cento metri ma sembra impossibile raggiungerlo. Sulla schiena ha una scritta: faber est quisque fortunae suae. Al venticinquesimo si gira a sinistra per imboccare il tunnel sotto la statale, si fa una piccola discesa al buio e una curva a destra prima di risalire sul ponte di legno. Poi c'è il ristoro ed è là che succede l'imprevisto. Faber si ferma. All'improvviso. E più o meno tutti dietro di lui si fermano o rallentano. Il gruppo riparte ma non è più la stessa cosa. Avete presente le Olimpiadi d'Atene, quando Vanderlei de Lima venne bloccato da quello sciroccato irlandese? Succede proprio così. Un attimo primo eravamo compatti e concentrati, un attimo dopo non sappiamo più cosa stiamo facendo. Qualcuno riprende, qualcuno resta indietro. Cinque, dieci, venti, cinquanta metri. Ci sono due chilometri di terra battuta che tagliano le gambe e addio gruppo. L'acido lattico mi distrugge le cosce. Al trentesimo cedo. Qui Baldini e la Radcliffe staccherebbero gli avversari voltandosi indietro con un sorriso di sfida. Io invece sorrido grato a chi mi offre un tè caldo e una zolletta di zucchero. Sono morto. Rallento. Arriva Faber e mi dice “Dai, andiamo che li riprendiamo”. Provo due passi veloci ma fa troppo male. Non gli dico dove dovrebbe andare perché sono troppo signore. Al trentacinquesimo crollo. Ho male dappertutto. Alla testa, alla milza, alle punte dei piedi e soprattutto alla gamba destra, dalla caviglia all'anca passando per il ginocchio. Per la prima volta scopro l'esistenza della bandella, il muscolo maledetto all'esterno dell'articolazione. Prima fa male, poi smette per un paio di chilometri, poi inizia a scattare ogni volta che faccio un passo in avanti. È insopportabile. Il bello è che nel frattempo arrivano dei perfetti sconosciuti che si avvicinano e mi dicono di continuare, di non fermarmi. C'è persino chi mi abbraccia e dice “andiamo, ti porto io”. Voi riuscite a immaginare Gebrselassie che rinuncia a fare il suo personale per aiutare un avversario in difficoltà? E così un po' zoppicando, un po' correndo, un po' da solo, un po' (anzi molto) aiutato da perfetti sconosciuti arrivo in città, mi faccio l'ultimo chilometro di corsa e taglio il traguardo allargando le braccia per non perdere l'equilibrio nella discesa finale. Ho fatto un po' schifo ma non importa.

3:52:51 – Milano City Marathon 2008
3:37:25 – MilanoPavia 2009 (42km)


Cosa non ha funzionato
Soprattutto la testa. Sono partito troppo veloce e l'ho pagata. Anche senza l'incidente con Faber non penso che sarei riuscito a tenere quel ritmo fino in fondo. Magari sarei rimasto col gruppo fino al trentesimo ma poi mi sarebbe venuto un infarto e il traguardo l'avrei visto solo in fotografia. Un po' mi dispiace perché nei lunghi ero stato di una regolarità impressionante. Poi ho fatto l'enorme fesseria di fermarmi un paio di volte col freddo che faceva, per giunta con due cisterne d'acido lattico al posto delle gambe. Il corpo ha cercato di evitare il dolore, ho cominciato a camminare in modo strano e così mi sono giocato pure la caviglia, l'anca e il ginocchio. Effetto domino. Se non altro il calvario è durato molto meno che alla Maratona di Milano.

Due parole per chi volesse partecipare l'anno prossimo
Sulla carta è una corsa in pianura ma ci sono parecchie salite e discese in corrispondenza dei vecchi ponti. Nulla di tremendo ma è bene saperlo. Il cavalcavia alla fine di via Giordani e l'arrivo al Ponte Coperto sono piuttosto impegnativi. Il primo è abbastanza ripido ed è proprio all'inizio. Il secondo è una discesa su lastroni non troppo regolari. Aspettatevi ogni genere di fondo, in prevalenza è asfalto, ma c'è anche un lungo tratto in terra battuta, un po' di sterrato, dei passaggi sul legno e sul ferro e, da Binasco in avanti, chi vuole può scivolare sulla vernice rossa della pista ciclabile (io sono rimasto sulla corsia nera perché offriva un po' di aderenza in più). Il percorso è teoricamente rettilineo ma ci sono anche delle curve e controcurve in rapida successione, spesso pure con ostacoli (buche, marciapiedi, pali, cartelli). Ultimo dettaglio: la prima metà del percorso sfrutta le vecchie alzaie che sono piuttosto strette e non consentono di superare. Trovate fin da subito il vostro ritmo e i vostri compagni di corsa (mi pare evidente che io non sono bravo in questo tipo di scelte).

Fauna
Ovviamente non mancavano i fanciulli di aspetto gradevole. Vi consiglio di cercare qualche foto del secondo classificato, decisamente il più bello di tutti. Stendiamo un velo pietoso sulle poche ragazze presenti.

Tre cose che gli organizzatori dovrebbero appuntarsi
(non sia mai passassero da queste parti)
(1) Mettiamoci d'accordo sui termini. Se si dice "spogliatoio all'arrivo" mi immagino di trovare una tenda, un camion, una scuola, qualcosa insomma, dove potermi cambiare e appoggiare la borsa. Stare nudo in mezzo a una piazza con un asciugamano intorno alla vita e un crampo che mi paralizza mentre cerco di infilarmi i boxer non rientra nella mia definizione di spogliatoio.
(2) Nemmeno a Guantanamo tengono i prigionieri a pane e acqua (almeno spero che non lo facciano più). Il primo rifornimento con la sola acqua (senza nemmeno il pane, per non parlare degli integratori) faceva venire un po' rabbia (specie se paragonato ai ricchi buffet incontrati più avanti).
(3) Non è colpa di nessuno se uno dei pullman per il rientro è finito altrove, però sarebbe stato meglio spiegare subito la situazione e offrire generi di conforto a chi come me è rimasto bloccato a Pavia per un paio d'ore.

Prova fotografica
Nei prossimi giorni potrebbe uscire una serie di foto che mi ritraggono mentre divoro una pila di fette biscottate intervallate da strati di nutella. Non è ritoccata con PhotoShop, sono io che sono una fogna, anche quando soffro le pene dell'Inferno.

E poi?
Tornato a Milano sono subito montato in sella, il giorno dopo ho fatto una lunga camminata in salita e trentasei ore dopo l'arrivo a Pavia i primi chilometri di corsa. Non riesco ancora a fare le scale senza una smorfia di dolore, ho le gambe a pezzi e ingurgito cibo proteico per riparare i danni, mi chiedo se non sia il caso di rassegnarsi a correre col cronometro al polso e sto già pensando alla Stramilano e alla MilanoFashionMarathon (giuro, si chiama così). In fin dei conti, mancano solo quattro mesi.


Manca ancora un paio di foto (appena le trovo le metto).


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sabato 14 novembre 2009

Possibilmente

Domani mattina maratona. 42.195 metri. L'importante è arrivare. Possibilmente vivi. Possibilmente sulle proprie gambe. Possibilmente senza farsi troppo male. Possibilmente senza buscarsi un malanno. Possibilmente senza vomitarsi anche l'anima. Possibilmente senza accasciarsi per terra in preda ai crampi allo stomaco. Possibilmente in meno di quattro ore. A tre ore e mezza si può festeggiare. Sotto le tre ore e un quarto ci si iscrive d’ufficio ai prossimi Gay Games.

Sono strafatto di pasta, crostatine, latte, corn flakes, fibre, pollo, kiwi, banane e marmellata. Le previsioni dicono pioggia, nebbia, nuvole e ancora pioggia. Ho mal di testa, il ginocchio destro che cigola, un bicipite femorale stirato ed entrambe le caviglie infiammate. Quindi, come diceva il signore in coda dietro me alla consegna dei pettorali, sto come deve stare un maratoneta prima della gara e non ho nulla di cui lamentarmi.

Ci sentiamo domani.

Possibilmente.


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Distanza:
6,060 km
Tempo:
27' 00''
Velocità media:
13,47 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:
1.686,102
km corsi negli ultimi 12 mesi:
3.235,498

giovedì 12 novembre 2009

Tres novios

Disclaimer Il titolo non si riferisce alla nota troppia di Como.
Certe mattine, quando ci mancano gli argomenti di conversazione o non abbiamo niente di meglio da fare, Marcelo si diverte a prendermi in giro perché non ho un ragazzo, mi indica una serie di possibili candidati e ogni volta che provo a spiegargli la teoria del "meglio solo che male accompagnato" comincia a ripetermi che soy loco. Poi fa finta di aver avuto un'illuminazione, smette di parlare per un istante, mi guarda con quei suoi occhi argentini e si produce nella beffa finale "Tanto è inutile che ti cerco un ragazzo, hai già tre mariti".

I miei tres novios sono Lucifero, BelloComeIlSole, e ilPornoGelataio. Manco a dirlo, sono i ragazzi più carini del turno alba. Carini è riduttivo. Diciamo pure che sono dei gran fighi. Non mi ricordo come è nata questa storia del novio, né quali siano i requisiti necessari perché Marcelo possa unirci nel sacro vincolo del matrimonio. L'unico tratto comune sono i capelli tagliati cortissimi e il fatto, quasi inspiegabile, che tutti e tre mi rivolgono la parola (il fatto si potrebbe spiegare con la semplice cortesia, ma se avete avuto un'adolescenza da brutto anatroccolo anche certe cortesie finiscono per sembrarvi inaudite).

IlPornoGelataio ha la pelle ambrata, veste quasi sempre di bianco (da qui il nome) e quando ti dice ciao sembra un gatto che fa le fusa (detto così non suona proprio bene, ma vi assicuro che dal vivo è un'esperienza indimenticabile). Si allena leggendo l'Economist il lunedì e il Sole24Ore da martedì in poi. Non suda mai. Ha le dita lunghissime e il fisico asciutto.

Di BelloComeIlSole s'è già detto. Aggiungo solo che qualche settimana fa, quando ancora non faceva tanto freddo, è uscito mentre fuori infuriava il temporale. Non aveva né giacca, né ombrello. Dopo trenta secondi era zuppo, i calzoni gli si erano incollati addosso, la camicia era ormai trasparente e si attirava un'infinità di sguardi lascivi, i miei e quelli di Marcelo.

Lucifero si chiama Luciano. Ha il sorriso diabolico, la vita stretta, le spalle larghe, un enorme tribale e l'accento emiliano. Non tocca mai i pesi perché -beato lui- per tonificare ogni muscolo di quel corpo prodigioso gli basta un'ora sul cardio wave in compagnia del suo iPhone. Ogni tanto mette pure gli occhiali e, scusate, ma io ho sempre avuto un debole per quelli con l'aria da intellettuale.

La vita con i tre coniugi è semplice e meravigliosa. Troppo belli per rientrare nella categoria dei papabili fidanzati. Troppo carini per non scambiarci almeno una battuta ogni tanto. Troppo inarrivabili per costituire una seria minaccia.

Almeno fino a oggi. Già, perché dopo aver concluso la rifinitura, questa mattina entro nello spogliatoio e mi si para davanti Lucifero, nudo come mamma l'ha fatto. "k... ...resti ...era ...nd'este ci...iare un'izza?". E qui ve lo devo dire. Ho fatto il servizio civile all'ente sordomuti ed è stata un'esperienza bellissima. Però quando ci sono entrato sentivo alla perfezione mentre da quando ne sono uscito ho bisogno di leggere le labbra per capire cosa mi dicono. "Scusa, potresti ripetere?". "Dicevo, che ne diresti, una sera di queste, di andarci a mangiare una pizza?".

Cooooosa? Stai scherzando? Tu, uno dei tres novios, simbolo vivente della bellezza, concentrato di ormoni con gli occhiali, stai chiedendo a me di uscire? No aspetta, mi stai prendendo in giro. È una candid camera, vero? Bravi, bravi, complimenti. C'ero quasi cascato. Dove sono le telecamere?

Ma sei impazzito? Ti è andato di volta il cervello? Ti rendi conto che stai violando ogni regola scritta e non scritta del nostro rapporto? Non puoi averlo detto davvero. Adesso ti chiedo di ripeterlo. Accidenti, l'ho già fatto. Se te lo chiedo di nuovo poi magari pensi che ti sto prendendo in giro.

Pensa, Benedetto. Pensa. È solo una pizza. Lui è qui davanti a te col suo sorriso diabolico in mezzo alla faccia e una specie di idrante in mezzo alle gambe, roba che come minimo ti si sloga la mandibola e tu devi rispondere in fretta perché ormai il tempo è passato e non c'è più sabbia nella clessidra.


"Si può fare". Già, così, come Gene Wilder in Frankenstein Jr, ma con meno entusiasmo e un vagone di incredulità. E finalmente il mondo riprende a girare. L'ho detto. Non me lo posso rimangiare. "Però non questa settimana che domenica ho una maratona".

"Va bene, allora la prossima". "Volentieri. Grazie". L'autore del blog si gira, e con fare altero cammina verso le quinte, uscendo di scena. Il novio, sorride, lo guarda allentarsi, raccoglie le sue cose e si dirige verso le docce. Musica in sottofondo. Rumore d'acqua che scorre. Le luci si abbassano. Sipario. Applausi.

Adesso non vi montate la testa. Sarà solo una pizza. Niente sesso col primo che passa altrimenti facevo prima a restare con XXX, che almeno lo conoscevo da quando avevo sedici anni, era il mio migliore amico e lo amavo più di me stesso. Comunque una pizza è già qualcosa, perché se me l'avesse chiesto sei mesi fa mi sarei subito chiuso a riccio e avrei tirato fuori una corazza che nemmeno un armadillo. E allora perché ho accettato? Perché, dico, quando mi ricapita di andare a mangiare una pizza con uno che nella vita fa il modello di intimo e se non lo fa ha sbagliato carriera?
Distanza:
12,893 km
Tempo:
1 00' 00''
Velocità media:
12,89 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:
1.695,747
km corsi negli ultimi 12 mesi:
3.229,438

mercoledì 11 novembre 2009

Ka mate? Ka mate? Ka Ora! Ka Ora!

Il tamtam della palestra questa mattina annunciava: All Blacks a mezzogiorno in piscina. Al momento ho solo due certezze. La prima: l'improvvisa chiusura della zona oasi proprio a partire dall'ora di pranzo. La seconda: è mezzogiorno e sono davanti al computer. Se domani scopro che hanno ballato la Haka mezzi nudi nell'acqua mi taglio le vene.

sabato 7 novembre 2009

Orange Moka Frappuccino

Un chilo di farina: 72 centesimi (con Mastercard)
Dodici mesi di abbonamento a Sky: 499,56 euro (con Mastercard)
60 grammi di malto rarissimo: 16 centesimi (con Mastercard)

Guardare Zoolander col FraStellino dopo aver impastato focaccia e farinata: non ha prezzo.

Per tutto il resto c’è Mastercard. Io però ho una Visa. E di solito pago in contanti. Oppure col Bancomat.
Se vi serve una spiegazione del titolo vergognatevi e cliccate qui.


Visualizzazione ingrandita della mappa
Distanza:
21,300 km
Tempo:
1 42' 00''
Velocità media:
12,53 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:
1.712,651
km corsi negli ultimi 12 mesi:
3.248,689



© itboy_76