
La nonna di
XXX diceva che certe cose, anche quando non servono, non si possono buttar via come se niente fosse, perché sono
sacre. Nel suo caso, si trattava soprattutto dei santini, delle immaginette, dei fogli con le preghiere e delle tante pubblicazioni religiose che riceveva per posta. Era una donna d'altri tempi, con una devozione antica, ma sapeva di non poter conservare tutto quel materiale. Così lo metteva da parte, in attesa di una giornata fredda, poi accendeva il camino (o meglio, lo faceva accendere a XXX che lei non era più tanto in forze) e affidava suppliche, immagini e pensieri alle fiamme, affinché le portassero
lassù, a colui che le aveva ispirate. Io non credo, e non ho mai creduto, ma ho sempre trovato questo gesto, questo modo di pensare gli oggetti, di una bellezza commovente.
Mettendo ordine fra le mie cose, mi sono imbattuto in una scatola piena di candele. Le
nostre. Quelle che accendevamo
per fare atmosfera. Quelle sopravvissute a una mitica festa di Halloween. La grande candela blu che ci ha accompagnato per tanti natali. I lumini della cena con le amiche a cui -finalmente- aveva parlato di me. Il barattolo coi mozziconi sciolti intorno a uno stoppino nuovo. Le candeline rosse sulla
dacquoise per il suo compleanno. Le ranocchie che dovevano galleggiare sul pelo dell'acqua e che invece affondavano al primo sentore di fiamma...
Vi sembrerà sciocco e sentimentale, ma come avrebbe detto la nonna di XXX, quelle candele erano
sacre, erano un pezzo di noi e non volevo che finissero in mezzo alla spazzatura. Così le ho accese tutte, una dopo l'altra, per quasi un mese. E chiunque sia passato da queste parti deve aver pensato di entrare in una cattedrale, perché l'aria era intrisa di cera e si vedevano fiammelle danzare nei posti più strani. L'ultima si è spenta ieri notte sul balcone della mia stanza. È diventata piccola piccola, si è ridotta a un puntino incandescente e poi, con un crepitio leggero, si è trasformata in un filo di fumo.