domenica 23 settembre 2012

21 + 2) Il pullman

Dopo ventidue giorni di mobilita' lenta, salire su un pullman e' uno shock culturale: come passare dalle Superga alle Nike Air.

Ieri notte siamo rimasti tutti in piedi fino a tardi, bevendo te', chiacchierando, aggiornando i diari, mangiando biscotti e facendo qualsiasi cosa ci avrebbe costretto a dormire fino a tardi questa mattina.

Inutile: alle sei vagavamo per l'ostello come zombie, tutti gia' in astinenza da cammino.

In un ultimo, disperato tentativo di resistenza civile, il titolare del presente blog e' uscito in cerca delle frecce per Hospital. Ha trovato solo secchiate d'acqua e ha vagato per il paese finche' non e' arrivata l'ora di raggiungere gli altri alla fermata davanti al porto.

C'e' un'altra Spagna fuori dal cammino. Ci sono strade trafficate che attraversano paesi apparentemente non disabitati. E' come se per tutto questo tempo ci avessero tenuti lontani dal mondo reale. Gliene saremo per sempre grati.

Per il resto, e' stata una giornata di musei (gli unici due aperti: figurarsi se in Spagna c'e' qualcosa di non chiuso la domenica), cattedrale (altro passaggio sotto il botafumeiro e grandi abbracci con pellegrini incontrati nelle settimane passate) e di idee bislacche, quelle che uno, giustamente, si tiene per la fine del viaggio. La richiesta di asilo al parador (per i pellegrini esiste un'apposita sala da pranzo piccola piccola), la corsa sotto la pioggia (ognuno ha il suo modo per conoscere le citta', il mio e' questo), la scorpacciata gaelica (costata quanto una pizzaa Milano).

Pioggia e vento scatenati. Fuori dal Seminario Minore i vigili del fuoco recuperavano antenne cadute e rami staccati dagli alberi.










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