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venerdì 12 luglio 2013

Per caso

"Per caso hai in programma qualche gita?". Nel vocabolario di mio padre la voce gita è così spiegata: spostamento umano in assenza di ausili meccanici con dislivello minimo non inferiore all'altezza del Nanga Parbat e distanza calcolabile in miriametri. Rispondo che no, non ho nulla in programma.

"Per caso ti serve lo zaino?". Gli ricordo che da sei mesi ho una gamba fuori uso per cui la mattina, invece di correre o pedalare, faccio colazione a pane e fisioterapia. Quindi, a meno che non si scateni una qualche infezione degna di The Walking Dead o si finisca tutti a bivaccare come in Revolution, no, non credo di averne bisogno a breve.

"Per caso me lo porti? E magari anche il resto della tua attrezzatura?". Da quando è andato in pensione, mio padre ha ripreso a frequentare sentieri e vie ferrate come quando a vent'anni faceva l'alpino. Evidentemente, il pensiero di tutto quel ben di Dio inutilizzato gli stava togliendo il sonno. E visto che il sonno degli anziani è sacro, ieri sera mi sono caricato in spalla tutto quello che mi aveva chiesto e glielo ho portato.

Solo che riprendere in mano quelle cose mi ha fatto uno strano effetto. Tipo che oggi ero sveglio già prima dell'alba. E quando è spuntato il sole mi è sembrato un delitto non uscire. Anche perché gli uccellini mi cinguettavano intorno come a quella sciampista di Biancaneve. E l'aria era così fresca che sembrava di stare alla Rinascente. E anche i milanesi avevano un'aria felice, o forse erano solo ancora troppo addormentati per guardarsi con reciproco sospetto. Ed è vero che la gamba era contenta come la Sozzani davanti ai saldi dell'Upim, ma il resto del corpo era entusiasta. Quindi, non so, magari una gita non la faccio, ma una scampagnata, di tre-quattrocento chilometri, su una zampa sola, chissà... Così, come direbbe il genitore, per caso...

martedì 24 aprile 2012

Ricominciare (1) - In darkroom

Darkroom - domenica 15 aprile

La prima cosa che ti colpisce quando entri è la temperatura. Fa caldo. Molto caldo. Poi c'è l'odore: dolciastro, pungente, di maschi sudati. Tanti maschi sudati in un piccolo spazio. Gli occhi faticano ad abituarsi alla penombra. Ogni tanto qualcuno apre la porta e, da fuori, entra un filo di luce. Corpi nudi e seminudi prendono forma per qualche istante. Caldi, sporchi, sudici, si sfiorano in silenzio mentre avanzi cercando il tuo posto. L'effetto delle droghe sta ormai scomparendo. Incroci lo sguardo di uno che conosci. Ti regala un sorriso e poi chiede "Come stai?".

domenica 2 gennaio 2011

2011

Si annuncia un anno interessante.
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Distanza:28,220 km
Tempo:1 12' 00''
Velocità media:1*,** km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:1.***,***
km corsi negli ultimi 12 mesi:3.***,***

giovedì 16 dicembre 2010

Christmas shopping - episodio 2

Oggi ho comprato due regali per fraStellino. Nel senso che lui, invece di andare in giro per negozi, ha trovato molto più comodo, pratico e veloce delegare a me le sue commissioni.

Poi ho fatto il modello da Abercrombie & Fitch. Nel senso che Monica voleva regalare una camicia al suo figliastro. Ma prima doveva vederla per forza indosso a qualcuno. Il fatto che lui sia un po' più basso e circa dieci chili meno pesante del sottoscritto non ha rappresentato un grosso ostacolo: ogni volta che qualcosa mi faceva sembrare un insaccato ben stagionato allora era la taglia giusta.

Per finire, ho collezionato l'ennesima bella figura da Eataly. Nel senso che c'era questo commesso decisamente al di sopra della media con "Datemi un bacio, oggi è il mio compleanno" scritto sulla maglietta del negozio. Così mi sono avvicinato per fargli gli auguri e lui mi ha spiegato, inorridito, che si trattava dello slogan con cui avevano festeggiato due anni dall'apertura.

Insomma, non è stata una giornata particolarmente proficua dal punto di vista degli acquisti, però il raduno marziano è stato un successo con finale a base di panettone e vin brulé sotto la Torre del Filarete. A breve le foto sul blog di Antonio. Se vedete uno col cartello "Maligayang Pasko" c'est moi!

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Distanza:14,225 + 12,700 km
Tempo:1 00' 00'' + 1 30' 00''
Velocità media:14,23 + 8,47 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:1.538,137
km corsi negli ultimi 12 mesi:3.062,283

sabato 11 dicembre 2010

Piccolo delirio architettonico

Il problema è noto: le stanze di un museo hanno solitamente quattro pareti e due porte. Se le porte si trovano una di fronte all'altra, nella migliore delle ipotesi, riuscirete a creare un percorso che sfrutta al meglio tre pareti soltanto.
Se invece le porte si trovano su pareti contigue, il percorso sfrutterà ogni centimetro a vostra disposizione.
Nel primo caso, potrete mettere in fila tutte le stanze che vorrete, praticamente all'infinito.
Nel secondo, invece, il museo non potrà avere più di quattro sale (o cinque, o sei, qualora vi venisse la bizzara idea di costruire ambienti pentagonali o esagonali e via discorrendo).
Poche sale molto ben sfruttate o una lunga teoria di spazi un po' sprecati? Certo, ci sarebbe anche l'opzione costringiamo-il-visitatore-a-passare-due-volte-davanti-alla-quarta-parete ma preferisco non prenderla nemmeno in considerazione. La soluzione, geniale, l'ha partorita quasi settant'anni fa un architetto americano: un ingresso, un'uscita, e una sola, lunghissima parete che si avvolge su se stessa.
L'architetto si chiamava Frank Lloyd Wright, il museo era il Guggenheim di New York.
Da qualche giorno a Milano c'è un nuovo museo. L'hanno disegnato Italo Rota e Fabio Fornasari scavando dentro l'Arengario di Portaluppi, Muzio, Magistretti e Griffini. All'ingresso c'è una lunga rampa elicodale che racchiude il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo e cita Wright.
Purtroppo è solo una citazione: il resto del museo non sorprende, se non per per il grande spazio dedicato a Fontana e il collegamento con Palazzo Reale. Le opere della collezione Jucker, i futuristi e le varie correnti fino alla seconda guerra mondiale meritano la visita.
Sfortunatamente, l'opzione che io avrei scartato a priori qui è stata abbracciata con entusiasmo. Sarete quindi costretti a fare la spola lungo la famigerata quarta parete.
Dagli anni '50 in poi è questione di gusti. A mio modesto avviso, si salvano pochissime cose, per lo più nell'arte povera. E comunque, sia chiaro: la prossima volta che c'è da giocare con i mattoni, fosse anche solo per risistemare il tinello di casa Moratti, vorrei essere preventivamente consultato.
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Distanza:27,120 km
Tempo:2 06' 00''
Velocità media:12,91 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:1.495,829
km corsi negli ultimi 12 mesi:3.052,775

martedì 9 novembre 2010

La forza dell'abitudine

Per partecipare a una corsa occorre che un medico certifichi la vostra idoneità alla pratica sportiva agonistica. Il certificato è valido per un anno e deve essere presentato ogni volta che ritirate il pettorale. Il mio anno si conclude sempre all'inizio di novembre, così ieri sera mi sono sottoposto a due ore di visita.

Si comincia con un colloquio in cui dovete ricostruire la vostra anamnesi dal primo vagito fino ai giorni nostri, con particolare riferimento agli ultimi dodici mesi. Ogni dettaglio viene preso in considerazione, a volte con implicazioni un po' inquietanti. Si è slogato una caviglia? E come è successo? Per caso aveva avuto un capogiro? Le capita mai di perdere l'equilibrio? Negli ultimi tempi, le è mai capitato di perdere i sensi? Ha mai perso i sensi in vita sua? Ci sono stati casi di ictus nella sua famiglia?

Poi si procede con un paio di misurazioni. Altezza: la questione mi trova piuttosto sensibile. Collocandomi un bava di lumaca sotto il metro e ottantadue cerco sempre di fare omologare la misura massima che un'impiegata comunale compiacente ha voluto riportare sulla carta di identità. Questa volta mi trovo davanti un medico inflessibile: 1,81. Peso: 80 chili, quasi 81. Cavolo, domenica sera a cena da ChezPaolo ho davvero esagerato. Negoziamo per 80, in ossequio allo standard implementato poco prima e prometto di smaltire 4 chili entro sabato pomeriggio.

Segue un elettrocardiogramma a riposo (50 battiti al minuto: la frequenza media per un adulto è tra 60 e 90, ma i corridori sono tutti allegramente bradicardici), quindi test delle urine (ormai ho imparato che per non restare chiuso in quel bagno più del dovuto mi conviene bere un bicchiere d'acqua prima di uscire di casa) e un secondo elettrocardiogramma, questa volta sotto sforzo (134 battiti nel momento più pesante dell'esercizio, pure chiacchierando e facendo lo splendido mentre gli elettrodi registravano ogni singola pulsazione).

Si finisce con la spirometria. Le istruzioni sono semplici. Metti questa molletta sul naso. Metti in bocca questo cilindro di cartone e ci sigilli le labbra intorno. Fai un respiro normale e poi espiri. Fai un secondo respiro normale e poi espiri di nuovo. Al terzo giro aspiri quanta più aria possibile e poi la butti fuori tutto d'un colpo, col massimo della forza e senza mai fermarti. Capito?

"Sì".

Al sesto tentativo, la giovane dottoressa che mi dà disinvoltamente del tu mi guarda costernata e dice: "Non capisco, c'è una specie di anomalia. E come se un attimo prima di buttar fuori tutta quell'aria passassi la lingua sul tubo..."

"Strano. Il mio ragazzo non se ne è mai lamentato".

Segue un attimo di silenzio. Preme un tasto sul macchinario e stampa i risultati dell'esame. "Diciamo che va bene così. Sei idoneo. Ci vediamo tra un anno".
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Distanza:12,459 km
Tempo:1 01' 00''
Velocità media:12,25 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:1.464,207
km corsi negli ultimi 12 mesi:3.042,570

sabato 6 novembre 2010

Vendola e Pisapia al Dal Verme

Dentro: tutto esaurito.
Fuori: una coda lunga 100 metri.
Dopo una lunga attesa, io, Super, Rocco, Marcella e un altro migliaio di persone non siamo riusciti a entrare ma vedere tutta quella gente così diversa per età ed estrazione ci ha fatto una buona impressione. Domenica a Milano ci saranno le Primarie per il nuovo sindaco. Dopo aver votato per i radicali, i verdi, le varie incarnazioni del partito precedentemente noto come comunista e adesso democratico, questa volta non ho ancora scelto il mio candidato.
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Distanza:17,460 km
Tempo:1 26' 00''
Velocità media:12,18 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:1.478,528
km corsi negli ultimi 12 mesi:3.051,411

domenica 24 ottobre 2010

RIP

Diceva sempre che in caso di esplosione nucleare lui sarebbe sopravvissuto e io no. Con questa incrollabile fiducia in se stesso e nei propri mezzi, si è lanciato alla conquista di una duna di Baygon, ma solo per scoprire che certe battaglie non si possono vincere. L'ho trovato questa mattina, con le zampine all'insù e la corazza coperta di polvere bianca (e no, non aveva passato la notte all'Hollywood con Belén). Fedele al suo nome aveva ancora la antenne nere stupendamente arricciate. Salvador non è più tra noi. Sono sicuro che il suo ticchete tacchete tac adesso risuona su piastrelle più lucide delle mie.
RUNNING DIARY Raggiunta quota tredicimila.

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Distanza:36,360 km
Tempo:2 51' 00''
Velocità media:12,76 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:1.463,858
km corsi negli ultimi 12 mesi:3.027,904

sabato 16 ottobre 2010

Piccoli traguardi 2 / Sembrare normali

Domenica prossima dovrebbero essere tredicimila. Tredicimila chilometri da quando (bei tempi!) mi sono consumato le cartilagini in giro per Londra con Super. Tredicimila chilometri in otto anni: più di quanti ne abbia fatti la macchina di mia madre nello stesso periodo. Secondo i miei amici sono fuori come un balcone. Ma lo hanno sempre detto, quindi non mi dovrei preoccupare. Continueranno a sopportarmi qualunque cosa io faccia, altrimenti che amici sarebbero? E comunque, si vede che non conoscono il signore qui sopra.

56 anni, francese, ex consulente finanziario, nell'ultimo anno ha attraversato -di corsa- venticinque paesi dell'Unione Europea. Ventisettemila chilometri in tutto. Una media di settantaquattro chilometri al giorno. L'equivalente di seicentoquaranta maratone consecutive, trenta paia di Mizuno distrutte e il nuovo record del mondo. Serge Girard è uno che mi fa sembrare normale.

Piccoli traguardi 1
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Distanza:34,500 km
Tempo:2 46' 00''
Velocità media:12,47 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:1.469,380
km corsi negli ultimi 12 mesi:3.048,647

sabato 9 ottobre 2010

Pazienza

Ieri sera.

- Bibo, scusa: devo finire un lavoro in ufficio. Ti spiace se arrivo fra tre quarti d'ora?
- Tranquillo, Lucifero. Finisci pure quello che devi fare. Avevo così tanta voglia di vederti che sono già in strada ma non è un problema. Magari pedalo ancora un po' per scaldarmi. E poi mi accampo davanti alla tua porta finché non arrivi. Ma poi arrivi, vero?

Un'ora più tardi.

- Pronto, chi parla? Ciao, AmicaB, che bello sentirti. Io sto bene, grazie. E tu? Cosa sto facendo? Beh, in verità, io e Lucifero siamo appena entrati in casa. Abbiamo tirato fuori dal freezer una montagna di pizze surgelate e ci prepariamo per una serata a base di film, coccole e cibo spazzatura sotto le coperte. Tu che fai? Ah, capisco... Sei sola... Tuo marito è via... Hai finito il latte per la bambina... Capisco, figurati, certo... Tranquilla: ho gia messo via le pizze. Non ti preoccupare. Non importa se abiti dall'altra parte della città. Compro il latte e te lo porto. Ma noooo, figurati se Lucifero si arrabbia. Arrivo subito.
- AmicaB?
- Già...
- Devi andare?
- Sì, ma torno presto.
- Ti accompagno.
- Sei un grande!

Parecchio più tardi

- Allora? Che ne pensi? Lo so: la serata non è venuta proprio come volevamo. Quando siamo tornati, avevamo così tanta fame che ci siamo divorati le pizze senza nemmeno godercele. Ma adesso siamo qui sul divano, stretti stretti, e guarda... Dimmi tu se Peter Sellers non è un mostro di bravura.
- Zzzzz.
- Lucifero?
- Zzzzzzzzz...
- Ma come? Dormi? C'è il Dottor Stranamore, il capolavoro immortale di Stanley Kubrick e tu dormi? Vabbè. Ho capito: sei stanco. Stringimi forte. Ce lo vediamo un'altra volta. Quasi quasi chiudo gli occhi pure io.
- Zzzzz.
- Zzzzz.

Questa mattina.

- Yawn, che ore sono?
- Le cinque.
- Vai a correre?
- Sì.
- Mi alzo. Facciamo colazione insieme.
- No... Ti prego... Continua a dormire. Già mi sento abbastanza in colpa per ieri sera. Ci vediamo dopo. Non voglio che perdi il sonno per colpa mia...
...
- Ehm, Lucifero?
- Sì, Bibolotto?
- Non odiarmi. Scusa... Non è che ti potresti alzare solo per un attimo? Solo per venire a chiudere la porta? Sei proprio un tesoro. Grazie. Rimettiti a dormire. Hai ragione: ci vuole un sacco di pazienza con me. Ti citofono quando torno, così mi riapri. Smak.

Qualche ora più tardi.

- Pronto, Super, come stai? Perché mi cercavi? Il FraStellino ti ha detto che andava a farsi un giro in bici ma è rimasto sul vago e tu hai pensato che l'avrebbe fatto con me? Certo che quello non sa tenersi un cecio in bocca. Comunque è vero: ci facciamo una pedalata lungo il Naviglio Grande fino ad Abbiategrasso. Come? Se puoi venire anche tu? Mah... Insomma... Veramente era una cosa tra maschi. E poi già quel cancello con cui va in giro lui ci rallenterà parecchio: manca solo che vieni anche tu con quella specie di poltrona a pedali. Poi avrai sicuramente dell'altro da fare. Ma sei sicura? Allora va bene. Noooo che non disturbi... Figurati: è un piacere. Ci vediamo tra dieci minuti.

All'imbrunire, in mezzo alla campagna lombarda.

- Aspetta, aspetta. Fermati.
- Che c'è? Sei rimasta incastrata nella catena col trench? Ma come ti sei vestita? Non avevi capito che andavamo in campagna?
- Il FraStellino è rimasto indietro.
- Ohibò, FraStellino, che succede? Come mai non sei più in sella? Hai forato? Stai male? Cosa?!? Hai visto un cartello vendita formaggi freschi e adesso vuoi entrare in questa cascina dimenticata da Dio e dagli uomini? Ma non dovevamo fare un po' di sport, una cosa da maschi, roba seria? Non bastava tua sorella che ci rallenta come un gatto nero attaccato ai maroni? Adesso devi anche fare il filantropo e risanare il pil nelle zone rurali? No, grazie, sarà sicuramente buonissimo ma non voglio un pezzo di taleggio. E nemmeno del gorgonzola. Sì, lo so che mi piace da morire, ma non lo voglio. Possiamo andare? Anche il tomino? E un quintale di salame? E quei così lì cosa sono? Ma che hai? Devi riempire la dispensa? Giù le mani dai biscotti, non ci pensare nemmeno. Come sarebbe a dire che vi dovete sedere a far merenda con lo yogurt? Va bene. Non importa. L'importante è passare un po' di tempo insieme. Già che ci siete, fatemene assaggiare un cucchiaio. Però! Buono...

Morale (ammesso che debba essercene una per forza): per far funzionare i rapporti umani basta un po' di pazienza (verso gli amici, i fratelli, i fidanzati, i matti scombinati che corrono sulla Statale dei Giovi prima del che sorga il sole).

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Distanza:33,070 km
Tempo:2 45' 00''
Velocità media:12,03 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:1.465,993
km corsi negli ultimi 12 mesi:3.034,960

sabato 2 ottobre 2010

Gli amici degli ex e gli ex degli amici

Siamo animali sociali. Ci piace vivere in branco. Ci piace avere accanto delle persone e costruire delle relazioni. Il clan, la famiglia, il gruppo di amici, i compagni di viaggio, quelli con cui ci diciamo soltanto buongiorno e buonasera e quelli con cui ci spingiamo un poco più in là...

Quando il mio insegnante di diritto pubblico voleva spiegare qualcosa di leggermente complesso andava alla lavagna e cominciava a dire: Ci sono Tizio, Caio e Sempronio.
Tizio, Caio e Sempronio sono molto amici.
Tizio e Mevio stanno insieme da una vita. Caio e Filano da qualche anno. Sempronio e Calpurnio da una decina di mesi. Tutti e sei si frequentano piuttosto assiduamente.
Un bel giorno (per qualche misteriosa ragione gli esempi del mio professore non contemplavano mai giorni brutti o parecchio sfigati), Filano decide di lasciare Caio (per l'appunto: a me sembra un giorno tutt'altro che bello). Perché lo faccia non è rilevante. Non avete voluto sapere perché stessero insieme quindi non vi racconto nemmeno per quale ragione sia finita (certe volte la riservatezza di questo vecchio avvocato genovese sconfinava nel patologico).
Tizio, Mevio e Sempronio corrono subito da Caio perché è così che ci si comporta in queste occasioni.

Calpurnio, invece, preferisce restare in disparte. Un po' perché si sentirebbe di troppo, un po' perché, almeno fino a questo momento, non ha mai fatto distinzioni tra Tizio, Caio, Mevio e Filano. Per lui sono tutti amici di Sempronio, e non vede perché dovrebbe considerarli diversamente. Quello che è successo tra Caio e Filano, in fin dei conti, riguarda loro due soltanto.
Arriva la sera e Calpurnio chiede a Sempronio notizie di Caio. Dopo essere stato ragguagliato, domanda come stia Filano. "Filano? E chi lo sa? Noi siamo gli amici di Caio. A lui penseranno i suoi amici".

Siamo animali sociali. Ci piace vivere in branco. Ci piace avere accanto delle persone e costruire delle relazioni. Piacere, mi chiamo Calpurnio. In passato sono stato Filano e un domani, ma spero proprio di no, potrei anche diventare Sempronio. Suppongo che ciascuno di noi abbia le sue idee in materia di rapporti con gli ex (le mie sono piuttosto chiare: se pensavi di passare tutta la vita con qualcuno e poi la vita ti ha giocato un brutto tiro non per questo devi far finta che l'altro non sia mai esistito). E per quanto riguarda gli amici degli ex o gli ex degli amici? Possibile che non esista un galateo condiviso in materia? Deve essere proprio una giungla in cui ciascuno fa come gli pare? Non potremmo metterci tutti finalmente d'accordo? Non potremmo decidere che ogni volta che una coppia scoppia la situazione è già abbastanza complicata di suo, senza bisogno che tutte le altre persone coinvolte comincino a schierarsi e a prendere posizione? C'è davvero qualcosa di così tremendo nel voler continuare a frequentare gli amici del proprio ex o gli ex dei propri amici?
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Distanza:30,440 km
Tempo:2 24' 00''
Velocità media:12,68 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:1.437,154
km corsi negli ultimi 12 mesi:3.017,465

venerdì 24 settembre 2010

Milano 5.30

Mille pazzi che si danno appuntamento alle 5 e 30 per correre 5 chilometri e 30 mentre la città ancora dorme. E' successo a questa mattina a Milano: incredibilmente bello e surreale. Grazie Fabrizio!


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Distanza:21,170 km
Tempo:1 43' 00''
Velocità media:xx,xx km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:x.xxx,xxx
km corsi negli ultimi 12 mesi:x.xxx,xxx

domenica 19 settembre 2010

Il leprotto


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Avete presente gli innamoramenti di cinque minuti? Tipo quando salite sul treno e scoprite che il ragazzo seduto davanti a voi legge il vostro stesso giornale, ascolta la vostra stessa musica, porta le vostre stesse scarpe e iniziate a chiedervi quante altre cose potreste avere in comune? O quando siete al supermercato, e mentre fate la fila alla cassa i vostri occhi incrociano i suoi, che sono di un blu magnetico, e poi uscite, e camminate uno accanto all'altro, in maniera del tutto innocente senza dirvi una parola, finchè le vostre strade si separano e, a quel punto, ci restate un po' male? O Quando vi trovate a una festa e siete sicuri di non conoscere nessuno eppure lui... beh, lui vi sembra di averlo già incontrato in una vita precedente e chissà perché si accompagna a quella bionda insipida invece di bere qualcosa con voi? Ce li abbiamo tutti, vero? Bene, io ho anche gli innamoramenti da cinque chilometri (e questi credo siano un filo più rari).

Mezza di Monza. Doveva essere una scampagnata. Così tanto scampagnata che ci sono andato in bicicletta anzichè in macchina o in treno. 20 chilometri, 4 comuni e 2 province: che sarà mai? Doveva essere una cosa tranquilla, dopo l'incidente di Brescia, il mese col piede immobilizzato, quello col freno a mano tirato e il fartlek estremo tra Agosto e Settembre (lo so: prima o poi dovrò decidermi a scrivere due righe sui fatti di Brescia). Non ero nemmeno troppo in forma, e in effetti nessun libro consiglia di mangiare 132 crostatine al cacao nella settimana che precede la gara solo per accumulare quel po' di energia che può tornare utile nello sprint finale (ma, in fondo, chi non si è mai concesso un attacco di bulimia da ventiseimila calorie?). La sera prima mi ero anche coricato un po' troppo tardi. La strategia diceva di partire con 5 minuti al chilometro e di accelerare poco per volta nella seconda metà. Poi hanno dato il via. E ho visto lui. Avete presente i cani al cinodromo quando aprono le gabbie e scatta la lepre meccanica? Uguale! Partenza bruciante a 4 minuti e 11 secondi. Lui davanti e io dietro. Io dietro e lui davanti. Il mio gomito che sfiora il suo. La sua spalla contro la mia. E avanti così per cinque chilometri, finchè lui non è rimasto senza fiato e io praticamente senza saliva. Ma ormai ero lanciato, così ho tirato fino a tagliare il traguardo in 1:31:06 (che sarebbe pure il mio nuovo personale). All'arrivo ci siamo anche fatti due chiacchiere. Il suo nome è *** ma per me resterà sempre il Leprotto. Solo l'unico che lo trova così irresistibile?
Distanza:21,097 km
Tempo:1 31' 06''
Velocità media:xx,xx km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:x.xxx,xxx
km corsi negli ultimi 12 mesi:x.xxx,xxx

sabato 14 agosto 2010

Fusi orari e mostri dagli occhi verdi

Di questi tempi Lucifero si trova a Bali con delle amiche. La mattina surfa, il pomeriggio va in palestra e la sera balla. L’altra notte, alle 2:39 ora locale, mi ha spedito questo messaggio:
Aggiornamento dal campo base. I comandanti Paola & Tania hanno affidato all'agente speciale Lucifero la missione "vendicare Gianluca", amico che veste con stile, denigrato da francese senza cuore. L'agente dovrà attirare l'attenzione del transalpino e poi lasciarlo a bocca asciutta. Prima fase riuscita: Jerome si è presentato. L'agente Lucifero ha già tirato il primo pacco al francese. :-) smaaak

Di questi tempi mi trovo a Milano. La mattina corro, il pomeriggio compilo improbabili fogli Excel e la sera cerco di realizzare il sogno perverso di coricarmi entro le nove. L’altra sera, alle 20:42 ora di Milano, gli ho risposto con questo messaggio:
Dolce notte. Bacio. Yaaaaawn…
Salutami Jerome. E pure Gianluca :-)

Tra l’Italia e l’Indonesia ci sono sei fusi orari di differenza. Come il fanciullo abbia trovato una discoteca gay durante il Ramadan nel paese con la più grande popolazione musulmana del pianeta è uno di quei talenti naturali che la scienza non riesce ancora a spiegare. La gelosia è una forma di sfiducia preventiva della quale non sono capace (ognuno ha i talenti che si merita) ma se deve essere proprio un mostro dagli occhi verdi allora mi auguro ardentemente che Jerome somigli al ragazzo nella foto.

Riassumendo. Lucifero è a Bali. Io sono in vacanza. Jerome potrebbe essere un figo pazzesco. Vestire con stile è una citazione da Connie & Carla. Il mostro con gli occhi verdi è una creatura di Shakespeare.


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Distanza:30,610 km
Tempo:2 27' 00''
Velocità media:12,49 km/h

km corsi negli ultimi 6 mesi:1.407,299
km corsi negli ultimi 12 mesi:3.001,306

domenica 18 luglio 2010

sabato 10 luglio 2010

04:00 AM

Sono le quattro di mattina. Quaranta giorni fa a quest'ora guardavo il soffitto dopo essermi distrutto un piede. Due settimane fa a quest'ora parlavo con una ragazza albanese su un pullman al confine tra Lazio e Toscana. Oggi mi vesto e vado a correre. Più tardi provo ad aggiornare il blog.

Due settimane fa: FACIMM' 'O BURDELL

Succede sempre così. Ti guardi intorno e sembra che non ci sia nessuno. Si mette pure a piovere e già pensi che sarà un fallimento. Poi qualcuno decide che è ora di partire.

Comincia la musica.

Si tira fuori uno striscione.

E arrivano loro...

E poi loro...

E loro...

Loro...

E pure loro, col bucato steso al sole...

Così anche loro cominciano a schierarsi...

Ma ormai è troppo tardi: c'è un diluvio di coriandoli, di gente che balla, di parrucche, magliette, carri e striscioni. E ti sembra impossibile che ancora una volta il Pride sia riuscito a invadere una città di questo Paese.

Quanti eravamo a Napoli quest'anno? Giudicate voi.

Io c'ero e mi sono divertito. Ho passato 22 ore sul pullman di Arcigay e due giorni senza dormire. Ho mangiato pizza, arancini, babbà, sfoglie e pastiera. Ho cantato, ballato, saltato e fischiato. Ho conosciuto persone che forse non rivedrò mai più ma non importa. E mi sono pure abbronzato, alla luce del sole, proprio come diceva lo striscione all'inizio del corteo.

Certo, sarebbe stato meglio se non avessimo buttato tutti quei volantini per terra che la città ha già avuto qualche problemino con i rifiuti.

Le immagini di questo post sono state saccheggiate da Flickr e Picasa. Non me la cavo granchè bene con la macchina fotografica ma mi piaceva l'idea di mostrare le facce del Pride, soprattutto quelle che di solito non si vedono sui giornali o in televisione.


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Quaranta giorni fa: LA GUERRA

Coming soon.


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© itboy_76